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Karpathos

Karpathos

Il crepuscolo è ormai al termine quando il volo Neos NO5383 scende in dolce planata verso una massa nera che si staglia in netto contrasto con l’acqua. Illuminata dalla luna nuova e comparsa dal nulla, come la famosa isola di Bennato. L’aereo si appoggia violentemente sulla pista, mentre si intravede un aeroporto selvaggio, di quelli che ti immagini possano essere solo a Kabul. Il pesante mezzo parcheggia nella solitudine e ci abbandona al Meltemi, che stasera soffia forte. Un salto sull’autobus e inizia la nostra avventura fra tornanti e dirupi sul mare, che centinaia di metri più in basso si fa sentire sulla costiera, illuminato dalla luna piena. Il viaggio si conclude al Journey’s end di Pigadia, dove alloggiamo. Ormai è notte fonda, ed è praticamente impossibile procurarsi cibo, a parte un misero tonno in scatola e delle meste sardine, accompagnati da patatine a volontà. Pessima cena.

Il giorno dopo riusciamo finalmente a guardarci intorno e capire dove siamo. Karpathos si apre di fronte a noi in tutta la sua bellezza.

A bordo di una Panda a noleggio ci addentriamo con cautela nelle selvaggissime strade, su è giù per tornanti e ripidi cambi di pendenza, fino alla bellissima spiaggia di Kyra Panagia.

Qui boccheggiamo al sole e ci bagniamo nelle limpide acque blu, concludendo la mattinata con il pesce spada appena pescato alla Taverna No.1, piacevole localino con vista mare.

Se l’incanto avesse colore, sarebbe blu cobalto come la nostra vista.

Per ripararci dal sole delle ore più calde, decidiamo di salire alla piccola chiesa ortodossa locale che domina la spiaggia dall’alto di uno sperone roccioso. Il piccolo edificio, caratterizzato dalla cupola rossa, è rappresentato in quasi tutte le cartoline e le immagini di Karpathos. Qui la vista è mozzafiato, la pace sovrana e si può godere di una piacevole ombra in un tempo sospeso, caratterizzato dal bianco e dal blu.
Proseguiamo per Apella e la sua selvaggissima spiaggia. Come abbiamo poi imparato accadere spesso in questa isola, le due località in realtà non sono lontane, ma per passare da una all’altra occorre andare dal mare alla montagna e poi tornare al mare, in una ricerca quasi necessaria per preparare alle bellezze da gustarsi in seguito. Il posto è abbastanza fuori mano (è presente unicamente una taverna, degli studios e nient’altro) e ci regala una pace dei sensi unica, quasi irripetibile, sebbene probabilmente la spiaggia ghiaiosa sia meno carina della precedente.

All’ombra delle montagne, assaporiamo il calar della nostra prima completa giornata greca, che continua con una cena al ristorante Meltemi, vicino a Pigadia, che ci aveva consigliato la padrona di casa. Devo dire che ne usciamo un po’ delusi, probabilmente non il miglior posto in cui abbiamo mangiato sull’isola.

Arriva la domenica e ci svegliamo all’alba per navigare fino a Saria. Saria è una piccola isola a nord di Scarpanto, distaccatasi di poche centinaia di metri dall’isola principale in seguito ad un terremoto (o come sostengono alcune leggende, per colpa di Poseidone), oggi completamente disabitata.

La baia di attracco ci accoglie in tutta la sua calma ed offre un mare cristallino, con alcuni asini e caprette a salutare i visitatori.

Nel nome del nostro spirito avventuriero, risaliamo l’isola lungo un sentiero selvaggio che, a partire dal villaggio dei Pirati, si arrampica in un canalone fino a raggiungere Argos, luogo in cui gli abitanti dell’isola trovarono riparo dopo l’invasione saracena, ed oggi completamente abbandonato, salvo dare rifugio a qualche pastore di passaggio da quelle parti. Le piccole case, ormai ruderi, parlano di un mondo lontano, romanticamente superato, fatto di vita semplice e miseria.

Proseguendo lungo il sentiero, si arriva alla chiesa che dall’alto domina la baia, da dove si può ammirare un panorama mozzafiato.

Ridiscesi alla spiaggia di Palatia, ci tuffiamo nelle fredde e bellissime acque trasparenti, circondate da sassi bianchissimi. Una delle immagini che mi porterò dietro da questa splendida vacanza.

 

 

Per i più avventurosi, nuotando in mezzo ai pesci, è anche possibile avventurarsi dentro ad alcune grotte naturali.

 

Al rientro in nave, andiamo a cena da Sofia’s Place a Pigadia: piatti ottimi, di squisita cucina greca, accompagnati da dolci e vari prodotti locali, che vengono sempre offerti alla fine di ogni pasto. Si respira Sud del mondo ed accoglienza.

È ormai lunedì e decidiamo di passare la mattinata nella splendida baia di Lefkos.

Acqua trasparente, sabbia finissima, pace dei sensi. Lefkos viene raramente menzionata nelle guide di Karpathos e non se ne parla mai come di un posto da vedere assolutamente… ma come nostra esperienza personale è probabilmente il luogo che più ci ha colpito! Il piccolissimo paesino nasce ai bordi di una strada che corre da Nord a centro isola, costeggiando la costa Est, ed è fatto di piccole case bianche che si affacciano su un paesaggio incredibile. Se un domani tornassi a Karpathos, cercherei qui il mio studios.

Pranziamo a “Le Grand Bleu“, praticamente in spiaggia, assaporando i buonissimi piatti locali. La cucina greca non è al livello di quella italiana, ma se vi buttate sui prodotti tipici, non resterete delusi! Evitate però a tutti i costi di voler ordinare cucina italiana o simile: partendo dal presupposto che credo che in ogni posto si debba provare sempre e comunque qualcosa di locale, abbiamo notato come il livello scenda decisamente quando ci si allontana dai piatti tradizionali.

 

Al pomeriggio ci trasferiamo nella tranquilla baia di Finiki, dove visitiamo una carina chiesa ortodossa e ci rilassiamo nel piccolo porticciolo. Probabilmente questa è la spiaggia più brutta fra quelle che abbiamo visto, anche se l’ombrellone con due sdraio a 6 euro (come in tutta Karpathos del resto) è un vero affare.

Su suggerimento della nostra guida locale, andiamo a gustarci gli ottimi cocktail al tramonto di Manolo al suo Stema Bar, nella cittadina di Arkassa.

La cittadina si presenta molto bella e caratteristica, mentre Manolo ha un’energia contagiosa, quasi irrefrenabile che strappa un sorriso a tutti i presenti. Sono convinto che sono persone come Manolo a farti amare certi luoghi. Nel frattempo il sole scende e regala bellissimi colori che vanno dal giallo all’arancione, per concludersi con un magnifico rosso.

Concludiamo la splendida giornata con una cena dal consigliatissimo Dimitrios Fisherman a Finiki. In molti sull’isola vi parleranno di lui e devo dire che la sua fama è più che motivata. Pesce fresco in un luogo grazioso e tranquillo, per un prezzo onesto. Assolutamente da provare!

Un’altra esperienza quanto meno particolare è stata il rientro a Pigadia in piena notte: Finiki è un paesino molto tranquillo e servito da un’unica strada, separato dalla città principale dalla montagna. Percorrere queste strade di notte vuol dire trovarsi in luoghi completamente bui, in mezzo al nulla e senza avere la minima idea di dove ci si trovi, nonostante le tecnologie ed i navigatori.

Il martedì è il giorno di Olympos. Un viaggio verso Nord di circa un’ora ci porta in montagna, attraverso frane, massi caduti e paesaggi mozzafiato, in luoghi tanto selvaggi quanto incantevoli.

 

La nostra destinazione è questo piccolo paese che si trova sperduto fra i monti, un tempo completamente isolato dal resto dell’isola, a meno di andarci via nave approdando a Diafani. Olympos è una meraviglia che si incastra sui monti e a me ricorda la nostra bellissima Matera.

È consigliato andarci abbastanza presto, in modo da evitare i pullman di turisti che quotidianamente approdano da queste parti e ne rovinano l’atmosfera.

 

 

Camminando per le strette vie, si assapora qualcosa di completamente nuovo, esplorando una Grecia quasi incontaminata, ferma a tradizioni secolari. E allora tutto sommato si sopportano le tante bancarelle messe li solo ed esclusivamente per i turisti, a patto di fermarsi a parlare con le persone e non di prodotti e saldi, ma di Karpathos, di usi e costumi, dei figli emigrati, di vita ellenica. In questo posto è fondamentale perdersi, vagare senza meta nelle piccole vie, ignorando le indicazioni per i percorsi “preconfezionati”.

Così facendo, la bellezza che si ammira è senza uguali. Colori e sapori sempre più lontani, ma possibili da catturare per poche ore. D’altronde, dove vi può capitare di voler visitare un caratteristico cimitero ed avere una capretta che ve lo impedisce con sguardo minaccioso?

  

 

Nel pomeriggio scendiamo a Diafani, tranquillo villaggio di pescatori a Nord-Est. Qui il mare è calmo e la spiaggia abbastanza tranquilla, se non fosse per alcuni ragazzi del villaggio che si impegnano per fare più rumore possibile. Per il resto il mare non è strepitoso (ragionando sempre in termini di Karpathos). In compenso ci gustiamo un ottimo aperitivo in riva al mare, dove la menta per il mio Mojito viene presa direttamente da un vaso in cui cresce.

 

È ora del lungo rientro verso Pigadia, fatto di tramonto su burroni e vento fortissimo, che ci accompagna fino agli Studios e da qui fino al porto. Stasera si cena da Maxim, ampiamente consigliato da Alpitour. In questo caso devo dire che la cena si rivela un po’ una delusione e che ho imparato un’importante verità: in Grecia si mangia bene (anche molto bene) quando si provano pietanze locali, mentre si rimane abbastanza delusi quando ci si tuffa in cibi più italici. Così la mia pasta ai frutti di mare, che all’apparenza prometteva di essere molto buona, si rivela appena passabile: sarebbe stato molto meglio gustarci dei Gyros o dei Souvlaki!

Mercoledì decidiamo di dedicarci all’arido Sud e andiamo in direzione della spiaggia di Agios Theodoros. Questa si trova nel promontorio all’estremità sud-est dell’isola e si prefigura come una tranquillissima baia coperta da uno sperone roccioso alle proprie spalle. A caratterizzare l’ambiente si trova una natura molto brulla e selvaggia ed un vento molto forte che spira dall’isola di Kasos, vento che sparisce completamente appena si scende verso la spiaggia. La zona è caratterizzata dalla presenza di pochissimi turisti, essendo abbastanza fuori mano, e la spiaggia è un autentico gioiello, con lettino e ombrellone praticamente in acqua a 3 euro al giorno. Inoltre è possibile fare i fanghi e bagnarsi poi nell’acqua cristallina.

 

Per pranzo siamo andati nell’unica taverna presente nelle vicinanze: la taverna Agios Teodoros è all’altezza della bellezza del luogo e offre piatti ottimi, in una splendida veranda all’aperto in cui rilassarsi nelle ore più calde. Lo sfondo è rappresentato da una bellissima chiesa bianca e blu e dall’isola di Caso.

Il luogo è talmente magico che ci trascorriamo l’intera giornata, fino ad ammirare il bellissimo tramonto che colora tutto di giallo, arancio e rosso, a patto di sopportare un forte vento freddo. Che giornata magica!

    

Siamo a Giovedì, quando decidiamo di tornare nelle placide e bellissime acque di Lefkos, dove il mare ci culla e rilassa. Godiamo di un ottimo pranzo al ristorante Blue sea e poi proseguiamo vero la Chicken Bay, luogo altamente caratteristico dove l’isola si trasforma in una perfetta baia californiana e grazie al forte vento tantissimi, appassionati e non, si cimentano nel windsurf. È abbastanza fastidioso rimanere in spiaggia ad osservarli in quanto la sabbia costantemente pizzica la pelle, ma il posto merita sicuramente un giro.

Essendo ormai agli sgoccioli della vacanza, non poteva mancare un giro nella placida baia di Amoopi, dove un mare cristallino è accompagnato da una spiaggia di sabbia bellissima, dove per decine e decine di metri si può fare il bagno in acqua dove si tocca, l’ideale per famiglie con bambini. Il posto infatti in tutto il suo splendore è anche uno dei più frequentati dell’isola e questo è il suo unico neo: per chi cerca la Karpathos selvaggia, qui troverà solo una località turistica, bellissima ma molto “occidentale”.

L’ultima sera scegliamo una cena un po’ più “chic” e andiamo a La Veranda, ristorante molto carino che dall’alto si affaccia sul porto di Pigadia. Qui mangiamo molto bene e riesco finalmente a provare l’Ouzo, il liquore locale greco.

Siamo all’ultimo giorno e avendo l’aereo alla sera riusciamo a goderci mezza giornata di mare, che passiamo nella baia di Pigadia, condendo il tutto con un pranzo molto buono da Maistrali. Ci godiamo le ultime ore di paradiso e poi in autobus fino all’aeroporto e da qui in volo fino all’Italia.

Quando dovevo scegliere dove portare Maria come regalo di laurea avevo tantissime opzioni sul comodino, interi cataloghi di viaggi ed un buon budget. La Grecia mi attirava, anche se non nascondo che ignoravo totalmente l’esistenza di Karpathos. Ho scelto questo posto un po’ per caso, consigliato in parte dall’agenzia, in parte perché meglio organizzato di altri. Inoltre c’era un bellissimo articolo di Vanity Fair e il richiamo del selvaggio a fare da eco. Karpathos è una meraviglia, una perla del Mediterraneo che chiede di essere visitata e sa regalare momenti indimenticabili. La Grecia, con i suoi colori bianco e blu, un mare caraibico e un’ospitalità ineguagliabile vi farà innamorare.

 

 

 

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