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Piano City Napoli 2015

Piano City Napoli 2015

Con immenso ritardo rispetto a quando è stato scritto (nel mentre ho avuto seri problemi al sito web, che ho dovuto rifare da capo =) ), a più di un anno di distanza, ecco l’incredibile racconto di Piano City Napoli 2015, scritto a quattro mani con il collega e amico Daniele Leoni.

Andrea

Ore 06:00. La sveglia suona… e a me sembra di essere appena andato a letto! Con un gesto di sovrumana forza di volontà mi alzo dal letto, mi tuffo sotto alla doccia, mi imbarco in macchina fino alla stazione dove un treno mi aspetta e culla fino a Bologna. Qui mi incontro con Daniele, pianista e mio compagno di viaggio. “Danié, ti vedo fresco come una rosa!”

Daniele

Scendo dal treno regionale a Bologna alle 07:30. Scendo, scendo, scendo… scendo: ma quanto hanno scavato per costruire l’alta velocità?! Vedo un soggetto barcollante che legge gli orari dei treni sul tabellone (… o si appoggia ad esso per non addormentarsi?!?)… è Andrea! Si parte! Arrivo a Napoli previsto per le 12:00!

Andrea

Che bel tempo! “A Napoli non piove mai” (cit. Bavota)… Nubifragio da allerta meteo! Andiamo verso il nostro alloggio dai… si sale, si sale, si sale… “Danié, ma dove l’hai prenotata sta stanza?”

Daniele

Mi sembrava di aver prenotato un B&B ma qui c’è un citofono con 40 campanelli, degno di un condominio metropolitano, altro che B&B! … aspetta… leggo “Alba”, è il nostro B&B! Suoniamo con timore… siamo nel posto giusto! Un appartamento diventato B&B, spiccata imprenditorialità napoletana! Proprietaria gentilissima. Ora appoggiamo di fretta le borse: dobbiamo andare alla ricerca di pianoforti!

Andrea

“Fidati di me, conosco la zona, in venti minuti siamo là” … e il povero Daniele si becca 1 ora e mezza di acqua mentre almeno mangiamo una pizza per strada. Devo rivedere la mia conosocenza di Napoli! Il pianoforte almeno è dove me lo aspettavo… ed è già occupato. Con tatto tipicamente emiliano, chiedo se possiamo suonare un po’ tutti, e così…

Daniele

In realtà il tatto di Andrea era tipicamente napoletano: “Levati da ‘u caz’…!”. Il nostro spirito non è quello di impossessarci del pianoforte, ma invitiamo a ruotare le esecuzioni con altri due pianisti presenti sul posto. Il pianoforte è posizionato sotto ai portici di via dei Tribunali. Tra i numerosi napoletani e turisti che circolano per il centro, qualcuno si ferma, ci ascolta e inizia a parlarci.

Andrea

C’è chi ci offre un concerto a Pescara, chi mi racconta la sua vita, chi mi confessa che la mia versione di “Napule è” l’ha commossa… e chi con un gesto rapido e preciso mi allunga con indiscrezione 5 €! E’ tempo di tornare al B&B e a questo giro non sbaglio un colpo, mezz’ora e siamo indietro: il concerto del maestro Leoni si avvicina!

Daniele

Grazie alla funicolare il ritorno è velocissimo (esclamazione di felicità: “Funiculì, funiculà”!). Ore 17 e 20, mi stendo sul letto per rilassarmi 15 minuti, mi preparo, saluto Andrea e arrivo facilmente al palazzo… a fianco dove alle 18 ho il concerto. Con un po’ di ritardo si inizia. Il salotto è pieno. Le mie amiche napoletane Claudia e Daniela sono venute ad ascoltarmi, mentre il resto della sala è riempito da numerosi napoletani e diversi turisti. Eseguo tutte le composizioni del mio album “Piccoli segreti” e alla fine mi lancio in una sfida PE-RI-CO-LO-SIS-SI-MA! Ho preparato per l’occasione un medley: “‘O sole mio” – “Torna a Surriento”. Portare questi brani a Napoli è come invitare i giudici di Masterchef a cena! Attacco “‘O sole mio” e sento qualche vocio di viva approvazione! Finisco. Più applausi calorosi mi avvolgono. Alla fine mi fermo a vendere qualche disco: un signore napoletano, mentre sto autografando il suo disco, mi dice: “Sei stato coraggioso a fare i brani napoletani: bravo!”.

Andrea

Nel frattempo vado a prendere la funicolare sotto al diluvio universale e, armato del mio (piccolo) ombrello vado alla ricerca della casa del mio House Concert, perdendomi fra “via”, “vico” e denominazioni locali di vario genere. Elena mi recupera mentre vago senza meta: it is time for some music! Prima di me si esibisce Delord, riproponendo i pezzi più conosciuti del suo repertorio. Il pubblico segue il concerto rapito, in uno scambio di emozioni che solo un House Concert può regalare.

E’ la mia ora e con “Giochi di luce” introduco il pubblico nel mio mondo di tasti bianchi e neri. Ancora una volta Mara (la padrona di casa) ed i suoi invitati mi regalano emozioni autentiche, quelle per le quali vale la pena fare tutte queste corse e tutti questi chilometri. Non mi resta che ringraziarli, dedicandogli “Napule è”. Segue un lungo e caloroso applauso. Ancora una volta si è ripetuta la magia. E’ ora del famoso buffet che segue tutti i miei concerti in questa casa! Nel mentre aspettiamo Daniele che ci dovrebbe raggiungere… Daniele, in du cazzo stai? 

Daniele

Sono le ore 21. Tra una chiacchiera e l’altra viene l’ora di salutare perché sono d’accordo con Andrea di raggiungerlo per festeggiare insieme la serata dopo i nostri concerti. Mi cambio ed esco. Sono un poco preoccupato perché quando mi sposto in compagnia non faccio mai attenzione alle strade che percorriamo! Rischiando di perdermi per le vie di Napoli (la pioggia non mi avrebbe consentito di passare agevolmente la notte su una panchina), riesco a raggiungere i miei amici i quali, dopo averli avvertiti che ero in un raggio di 4 minuti dall’abitazione, di cui però non riuscivo a trovare la via, costituiscono una squadra di soccorso composta da 6 elementi, escono e mi trovano smarrito… nella via di fianco!

Andrea

“Daniele, se vuoi mangiare, prima devi suonare!”. Molto democraticamente il Maestro (solo perché è diplomato a Ferrara, non per altro) sceglie di esibirsi e si conquista la pagnotta. A questo punto inizia più o meno il delirio, con un after del concerto fatto di brani a 4 e 6 mani, caratterizzati dalla nostra crescente lucidità (ormai siamo in piedi da 19 ore). Giunge il tempo dei saluti (e di una foto con una delle mie scrittrici italiane preferite: Simonetta Santamaria) e, per il nostro rientro, riusciremo a scroccare un passaggio.

Daniele

Scendiamo. Noto con estremo stupore che l’auto, parcheggiata in divieto di sosta, è ancora là dove Giulia (nome di fantasia) l’ha lasciata. Saliamo. Cerco la cintura di sicurezza… non c’è perché ce la siamo dimenticati in casa! Partiamo. Ci spostiamo lungo le tipiche vie del centro di Napoli: strette ed affollate da auto in sosta. L’ora è tarda e ci imbattiamo in un camion dell’immondizia che fa la raccolta porta a porta e ci costringe alla sosta ogni 100 metri. I problemi vanno risolti. Quel camion è il problema. Dopo aver esternato la nostra perdita di pazienza usando il clacson, Giulia (nome di fantasia) gira di scatto il volante a sinistra, imboccando una strada con un segnale molto simile a questo:

Inesorabilmente arriviamo a un incrocio simultaneamente a:

  • 3 auto;
  • 2 moto;
  • 1 pedone;
  • 1 cane.

Le 7 unità presenti all’incrocio paiono serene. Basta uno sguardo tra i piloti (ed il cane) per capire come sgomberare l’ingorgo. Io e Andrea rimaniamo stupiti da questa capacità di intesa che sicuramente è stata raggiunta grazie alla pratica quotidiana! Un auto si sposta sul lato destro: subito una moto e un’auto cercano di incunearsi nel nuovo spazio che si è liberato. Nel giro di qualche secondo l’incrocio è libero: i vigili sono inutili! Proseguiamo arrivando in una zona poco illuminata: non si vede nulla! Lo scenario di una luce bruciata pervade il senso civico mio e di Andrea mentre veniamo rassicurati che ci sono a disposizione gli abbaglianti per arrivare a casa. Arriviamo! Controlliamo le luci di posizione… e sono entrambe bruciate. Ci salutiamo. Grazie del passaggio. Memorabile!

A questo punto della storia il treno Italo Alta Velocità fa il suo ingresso nella stazione di Bologna e, con il termine del viaggio, termina anche il racconto. Ci sarebbero altri aneddoti da raccontare, come ad esempio l’incontro con la collega pianista Valeria D’Andrea in stazione centrale a Napoli, momento nel quale gettiamo le basi per il suo concerto al Chronos Studio, che poi effettivamente ha tenuto in una magica serata di circa sei mesi dopo. Mi piace interrompere questa storia dove si era fermata all’epoca, con il concludersi del nostro viaggio. Con queste divertenti righe speriamo di avervi fatto entrare un po’ nel nostro mondo e di avervi fatto capire come, nonostante i tanti sacrifici, ci divertiamo tantissimo e non potremmo proprio farne a meno. Abbiamo tante storie simili da raccontare… e piano piano nel tempo, almeno le mie, ve le condividerò. E’ solo un altro viaggio, qualcosa di nuovo che si ripete. 

 

 

 

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