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Memoria

Memoria

Una cosa che mi ha sempre spaventato delle dittature o dei regimi non sono i personaggi che detengono il potere, ma il consenso che spesso ne deriva dal popolo. E’ innegabile come tutte le dittature abbiano, anche se magari per un limitato periodo di tempo, avuto l'”approvazione” di chi, due minuti dopo che quella dittatura crolla, è il primo a scendere in piazza e urlare libertà (ricordiamoci chi venne eletto democraticamente nella vicina Germania).

L’ignoranza, l’indifferenza, la “follia collettiva” portano a tutto questo ed è solo con l’antidoto della Memoria che può essere evitato. Gli errori non sono fatti per non essere compiuti, ma per non essere ripetuti. Così è importante parlarne, ricordare, urlare quello che è accaduto e non deve ripetersi… e non solamente i fatti “maggiori”, che tutti ricordiamo, ma anche gli episodi “marginali”, accaduti lontano chilometri da noi e che spesso non vengono neanche insegnati a scuola.

Per difendere la libertà e contribuire a tutto questo nel mio piccolo ho scritto questo brano. Si tratta di un giro malinconico, a tratti stentato, un racconto di quanto è accaduto. La melodia del pianoforte è accompagnata da una voce narrante che sospira, vorrebbe urlare ma non ci riesce… si tratta delle vittime dell’olocausto, spiriti che cercano di avvisarci, di ricordare a tutti la loro storia… e lo fanno pronunciano le parole di “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Il loro urlo è talmente forte che, nonostante siano morti, a noi arriva parte del loro messaggio:

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via
Coricandovi alzandovi
Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa
La malattia vi impedisca
I vostri nati torcano il viso da voi.

La mia canzone è accompagnata dalle incredibili immagini di Federica Troisi, testimonianza di un suo viaggio della Memoria. Federica mi ha aiutato incredibilmente a sviluppare il tema, donandomi queste foto non scontate, piene di emotività, piene di pietà. Le devo l’idea della canzone e della riflessione che vi ho scritto.

Potete vedere il video qui di seguito.

Non siate indifferenti e fatevi ambasciatori della Memoria in ogni giorno della vostra vita.

1Comment
  • Wimpy
    Posted at 14:04h, 16 ottobre Rispondi

    Cheers pal. I do aprtceiape the writing.

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